Bang Bang Baby
Serie TV
Ho sentito parlare di Bang Bang Baby la prima volta nell’autunno del 2019 quando Andrea Di Stefano mi propose di girare diversi episodi e già allora abbiamo iniziato a fare i primi sopralluoghi. Arrivata la pandemia, Andrea è tornato in Francia e Amazon Studios, The Apartment e Wildside hanno deciso di passarmi le redini della serie. Eravamo in Smart working e i sopralluoghi siamo passati a farli su google maps. Letteralmente.
Bang Bang Baby è stata la prima grande produzione in Italia a partire dopo il lockdown e, grazie ad un protocollo di alto livello messo a punto dal nostro executive e da Amazon Studios, siamo riusciti a partire in completa sicurezza.
Oltre alla pandemia, la prima difficoltà che ho incontrato è stata quella creativa, l’interpretazione dei copioni.
Ho amato da subito le sceneggiature, proprio per la loro complessità, per la commistione di generi che ho trovato al loro interno. Ma più mi divertivo durante la lettura grazie a quei toni così diversi, più mi chiedevo come sarei riuscito poi a tramutarli in immagini.
Lo script spaziava dal melò, alla commedia, passando per il crime e il teen drama. Mi chiedevo quale sarebbe stato il modo vincente per mettere in scena quella giostra di emozioni, quale di quei toni avrebbe dovuto essere la spina dorsale per tenere in piedi il racconto.
La chiave di svolta è arrivata attraverso il lavoro e il continuo confronto con i miei collaboratori, la squadra di regia, il dop Vittorio Zorini, la scenografa Tamara Marini, il costumista Luca Canfora e, in seguito, il montatore Marcello Saurino e il compositore Santi Pulvirenti. Ho capito che avrei dovuto armonizzare tutti quei toni, farli suonare insieme senza che nessuno prevalesse sugli altri, in modo organico, anche con cambi improvvisi, ma senza strappi.
Ed è stata una ricerca esaltante.
Ho deciso di veicolare il racconto attraverso il punto di vista di Alice. La mdp si muove nello spazio seguendo il flusso emotivo di Alice, senza mai essere puramente descrittiva.
L’intento è stato quello di prendere per mano lo spettatore e accompagnarlo nel mondo in cui Alice si immerge, con la sua stessa temperatura emozionale. In questo gioca un ruolo fondamentale la messa in scena della sua immaginazione, influenzata in maniera vorticosa dalla cultura pop degli anni ‘80. Ed è proprio questo filtro caleidoscopico a caratterizzare il racconto di formazione di Alice e a dare un’identità unica a Bang Bang Baby.
Michele Alhaique, regista (ep. 1,2,3,4,7,8) e supervisore artistico della serie